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16 giugno 2006


La pubblicità ingannevole


Persuasività, intensità, la ripetitività. Sono le 3 regole dell'inganno che fanno apparire una comunicazione pubblicitaria come non tale facendo cosi cadere le difese che eregge il consimatore quando è consapevole di trovarsi davanti ad un messaggio pubblicitario.

Sostanzialmente essa può indurre in errore il consumatore, influenzandone le decisioni.
E' davvero incredibile come i produttori non si facciano scrupoli a toccare i punti psicologicamente più delicati del consumatore. Tim, 3, e tante altre pubblicità son state "condannate" come ingannevoli, ma quanto ne sappiamo noi consumatori? Solo chi ha voglia di fare una ricerca su un motore di ricerca potrà vedere quanti link parlano di pubblicità ingannevole e di quante cause son state aperte a causa dell'avidità di qualche industriale.
E' un vero e proprio condizionamento mediatico, valido per ogni pubblicità e per ogni programma televisivo. Si ha una sorta di "autoconvinzione" che porta a quel che viene detto in ambito televisivo come delle "verità assolute" (famosa la frase "L'hanno detto in televisione").
Siamo talmente bombardati da cadere facilmente nel circolo vizioso e spendaccione, la televisione da un grande mezzo a carattere informativo e culturale, ormai si sta piazzando come il mezzo dell'intrattenimento spazzatura e di rieducazione del consumatore.



Cosi come la pubblicità usa le figure politiche e gli slogan stessi da campagna elettorale, i politici non sono da meno a fare altrettanto con la pubblicità.

In questi giorni sulle reti  Mediaset sta girando (con frequenze di 2 ripetizioni durante la pubblicità) un interessantissimo video sul referendum del 25-26 Giugno. C'è un solo, piccolo, particolare. Rispetto alle elezioni passate, questa volta oltre ad insegnare come si vota al referendum, include la rappresentazione simbolica di uno dei punti della riforma, la riduzione del numero dei parlamentari. Ingannevole? Semplicemente di parte, che cerca di portare i cittadini al voto del SI per avere una riduzione del numero dei parlamentari e quindi meno spese per lo stato (questo rappresentato dai parlamentari che nel video spariscono e appaiono al loro posto il simbolo dell'euro). Al consumatore che guarda la pubblicità basta che gli tocchino il portafogli ed iniziano per muoversi attivamente all'acquisto del prodotto pubblicizzato. In questo caso, il "prodotto", è il voto al SI al referendum.
Possono esserci quanti programmi di approfondimento, quanti telegiornali o personaggi importanti o meno per la campagna del SI come del NO, ma di una cosa si è certa: sulle reti Mediaset avviene la formula  persuasiva, l'intensità e la ripetitività nella pubblicità del referendum costituzionale, al telespettatore risulta più facile ricordarsi una pubblicità che dell'ultimo dibattito televisivo (trasformato sicuramente in flame tra gli ospiti del programma).

La pubblicità per il referendum viene ancora trasmessa sulle reti Mediaset. Per quanto mi riguarda è un modo di far "campagna" molto scorretto nei confronti dei telespettatori




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25 marzo 2006


Il voto elettronico è anti democratico

Voto elettronico in 4 regioni italiane. Perchè proprio ora?
Sabato 25 Marzo 2006
Lazio, Liguria, Puglia e Sardegna le regioni dove verrà sperimentato lo scrutinio elettronico. Perchè proprio durante queste elezioni? Perchè in regioni cosi importanti?
Sinceramente sono molto preoccupato per queste sperimentazioni. Come si fa a fare una sperimentazioni durante le elezioni più importanti degli ultimi 20 anni?
Per fortuna lo scrutinio elettronico affiancherà quello tradizionale, e alle parole del Viminale "le tradizionali operazioni cartacee manterranno la loro validità giuridica e in caso di discordanza la legge prevede che si tenga conto solo dei risultati registrati col metodo tradizionale". (fonte)
E poi, perchè in 4 regioni tanto grandi ed importanti? Perchè il sistema è tanto preso alla leggera dopo i suoi passati in America e in Venezuela?
Risparmio di tempo e denaro? Mi domando che problema sia se si tratta di una cosa di importanza nazionale, il destino del nostro paese nei prossimo 5 anni di governo.
Se proprio si voleva fare una sperimentazione, sarebbe stata da fare non adesso, ma in qualche referendum, ma resta il fatto che la via informatica del voto elettronico è molto pericoloso, un software ben studiato potrebbe rendere regolari i voti falsati, bisogna sostenare sempre e comunque il sistema cartaceo, la carta è sempre più sicura.
Per non parlare della sua pericolosità in ambito di segretezza del voto. In Venezuela c'era questa enorme preoccupazione, anche per via delle precedenti firme per il referendum revocatorio, dove chi aveva firmato si è ritrovato con problemi in vari ambiti della vita privata. Ora, è importante che in nessuno di quei seggi elettronici ci sia il controllo dell'orario in cui qualcuno ha votato, altrimenti, com'è stato accusato in Venezuela, si sa per chi si ha votato, con un semplice riscontro tra l'orario di entrata nel seggio per votare e l'orario registrato dallo strumento elettronico.
E' troppo importante per una buona democrazia non andare oltre, è importante rimanere al carteceo, si starà più tempo, ci saranno più soldi da spendere, ma ricordiamoci che in ballo ci stiamo tutti noi, nessuno escluso.

Non è da poco nemmeno la mia preoccupazione per questa lettera scritta a Beppe Grillo dall’amministratore della Ales s.r.l. Antonio Puddu:

Gentile Beppe Grillo, mi chiamo Antonio Puddu, sono l’amministratore di una piccola società informatica con sede in Sardegna, la Ales s.r.l. Nel 2001 abbiamo ideato una soluzione innovativa per lo “scrutinio elettronico”, che nel 2004 è stato sperimentato con la nostra collaborazione in 1500 sezioni elettorali. Nel 2005 ci è stato “scippato” dalla EDS Italia S.p.A., una multinazionale alla quale avevamo venduto 2500 licenze per lasperimentazione del 2004. Un mese fa abbiamo citato EDS Italia in giudizio al tribunale di Roma, chiedendo risarcimento per i danni subiti dalla mia società che ammontano a oltre 9 milioni di euro, e abbiamo diffidato il Ministero dell’Interno e il Ministero dell’Innovazione dall’usare nella prossima sperimentazione un numero di licenze che superasse le 2500 da noi vendute. Infatti per la sperimentazione in occasione delle elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006 dovrebbero servirne circa 12.500. Distinti saluti

(fonte)




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